La mia foto

Contatore

Ieri, 12/12/1969, a Milano

2166TERZINA
DI
PIAZZA
FONTANA

Autarchicarcianarcocomunismo
Betotrofindigemofilizzato
Ciecamencastrasordomutamente

Si sa il braccio chi è. Ma non la mente:
defenestrò da solo l’anarchismo,
da solo fu poi lui defenestrato.

Un altro ora è in galera condannato
(ch’è stato niente braccio, pura mente).
Di poi le bombe in piazza e lo squadrismo

silente, eversionismo consenziente.
Dove lo Stato mente, altri ha pagato.

Et voilà...

Mare feroce s’infervora furente

tra strani giuochi d’ispecchi color

limatura e cobalto.

Rumor di bombe e violenza,

sed la violenza umana

anche senz’arma perpetra paure et danni.

“Acca nun s’jèsce, accà putite sulo restà.

E guaje a vuje si ve muvite!”;

accussì parlava un vecchierel canuto

et ispido in la barba,

memore di meretrici nottate

funambolistiche arrapature et nottambule ubriacature.

Usava sior Caronte picchiare con mazza

segmentata y picchiettata cum venule

cerulee rosee rosaiche spine,

multa lividure et mulignane facebat

in su le cossie i polpacci glutèique.

Fuimus in parco su posillipinea collina,

quasi simile ad insula,

per etade nostra primigenia

et collocazione social-geographica:

nosotros filios de la borghedìa

– overo media borghesia –

(sed etiam hijos de la puta)

in Palepoli supremamente extensa.

Sicché vecchio Caronte mai concedeva

a nùje scapestrate ‘e ascì a ‘into ‘o parco:

e le nostre mütter usavan affidargli

magna blanca charta per impedirci la fuga.

Finché un dì ch’io andava fuggendo

di gente in gente,

inseguendo rumore d’elicaplani et bombe,

– sed supra toto

per evitare scapaccionata paterna

d’ira postlavorativa inveterata e recondita,

ma repente traboccata –

venni ad imbattermi dans le garage où les voitures

stationnaint.

Et in antro scuro ove come mugghiar marino

vento pareva tempesta,

in infuocati lampioni al neon, laggiù ove giunsi

(me memore misero molte mascalzonate meditai):

Caron dimonio, cu ll’uocchie strafatte ‘a tipo drogato,

se ‘nculava ‘na guaglioncella ‘e trìrece anni,

ca comme abbituata se teneva tutto in silenzio.

Orrida vista di pratiche ancestruose:

orrida repulsa sociale d’infanticidio,

orrore orribilissimo di vana etade.

Eppure scusa esso figura essere,

come condanna borghese y

rimozione forzata carri gru et

repulsione tappata in sughero nell’inconnu

(accussì ‘o vino nun se perde

e nun addiventa aceto)

per non meglio ferire

e gemere sotto tela cruentae sortis.

Esta es ella goccia qui facet

effundere vaso (sed non vasenicòla quae

in napoletano desinamus cum pizza).

Caron demonio, ‘nu poco rattuso, cacciato

a càuci ‘nculo

fu dalla villa d’eleusini misteri.

Esta es la manera en la cual

infra guerra et bicicletta,

infra pugna e pugnetta,

mia

terminò la giovinezza,

quando in April mese m’accorsi

esser primavera di bellezza.

A grande richiesta...

Rubon35 Venerdì 19 ottobre sono stato ospite a RicercaBO, l'evento creato e diretto dai grandi del fu Gruppo 63 tra cui Nanni Balestrini, Renato Barilli e Niva Lorenzini. Ho letto Chuck Palhanhiuk (o come cazzo si scrive) a casa Petrella, un racconto che uscirà verso dicembre per un piccolo editore napoletano, in antologia. Per altre info cliccate qui. Sabato 20 invece ho partecipato al mio primo Poetry Slam e, con grande culo, ho vinto! C'erano un sacco di poeti in gamba, oltre ai miei amici Giovanna Marmo e Angelo Rossi: Enzo Mansueto, Lucio Pacifico e Maria Valente. Special guest Felice Piemontese e MC, naturalmente, Lello Voce. Qualcuno mi ha chiesto di postare i testi letti nella serata. Lo faccio volentieri, partendo dal primo: "Il dimezzare". Se volete saperne di più sullo Slam, cliccate qui.

È tutt’un dimezzar, già!, questa vita:

di palo in frasca o in brace da padella.

È uno stupirsi d’esser colti in fallo

nel pieno dell’amplesso (ahi ahi, fai piano!).

È un dimezzar di leggi e di dileggi

dove ti fanno il pacco e prendi poco

se prendi a paccheri o se pigli il pacco

(ché spacchi poco e prendi nelle pacche).

Ecco le regole di ‘sto Monopoli,

si gioca da Castellammare a Napoli.

S’inizia con la dote che dimezza

senza pagar pedaggio, per natura,

non s’incrementa e cala all’infinito

(se è vero il paradosso di Zenone

dell’immobilità del movimento).

Achille superò la tartaruga

ma si trovò ristretto all’infinito

per monito del new Rinascimento

a rigirar nel vuoto metafisico.

In fondo è tutto un vezzo, un abbassarsi,

un levitar nel fondo, un scomparire,

inabissarsi – hilarica tragœdia –

tra sprazzi, neon di luci & hic et nunc.

È tutt’a-un-tratto il dimezzar di mezzi,

rapido come il soffio del siluro

come testa mozzata che ricada

prima del taglio della ghigliottina:

fulmineo è il cambiamento ëpocale,

come il decadimento radioattivo

metamorfizza nel plutonio l’oro;

come fusione nucleare in atto

o processore a 1000 MHz;

come riforma del latifondismo

ch’espropria contadini detestati,

mezzadri di campagne spodestati

di còltrici e di manti della Terra.

È un dimezzar di mezzi e di risorse;

È un α privativo onnipresente

come un affastellarsi di *****

al posto di un’oscenità del testo;

È un 100/3 all’infinito;

L’ⁿsima potenza frazionata;

z : x = ∞ a 0.

È tutt’un gioco senza vie di fuga,

un labirinto senza Minotauro,

sicché Teseo nemmeno s’è stancato

(che già sta da 6000 anni a girare).

È un dimezzare di visioni oniriche,

di sogni indotti, di allucinazioni,

di epilessie, di farmaci e narcotici,

di metadone in dosi da scalare.

È un dimezzar di alcolici, è una gara

dove non conta più chi vuota prima

ma chi dimezza in modo più veloce.

Nel dimezzar del Mondo resta poco

per dimezzare la dimezzazione,

per rivoluzionare il lento giro

che smezza il dimezzar proprio nel mezzo.

Non c’è ricetto se provi a fuggire,

ché la destinazione è proprio il mezzo,

tra straniamenti e beckettizzazioni

finanche il fine ridiventa il mezzo.

Puoi solo abbandonarti all’incoscienza

nella coscienza etilica del mezzo

e forse consolarti a recitar:

“il dimezzar m’è dolce in questo bar”.

Nekuya

1147590013Cloto, col caldo tolgo
dall’acqua cloro e tergo
col talco i calli al collo
(che colpe, che mi accollo!).

barcollo e infine mollo:
mi calmo e, ob torto collo,
calvo, lo scalpo cullo
in colmo al capo e incollo.

Nekuya

LachesiLa chiesa succhia e secca
le cose in cuore chiuse.
Lachesi, rischio un sacco,
se schiocco le mie accuse.

Sicché mi sento in scacco
(però t’ho chiesto scusa).
Col chiasso sotto casa
mi chiudo a chiave, scosso.

Nekuya

AtdLatro per te tra i vetri
rotti dell'atra porta
(aperta solo in parte):
Atropo, potrò averti?

E' un tropo un po' di troppo,
Atropo, l'"atra porta"?
Perire eppure amarti...
Che trappola per topi!

Haiku

Scanner7mctE' il postmoderno, amore:
tutto è già stato fatto.
Non resta
che farci.

Aspirina

Aspirina
Signor Bayer,
ti adoro:
m'hai appilato il piloro
tre volte in un giorno.
Lo so ch'è meglio prevenire
- ché una mela toglie il medico di torno... -
ma ogni volta che provo a venire
davanti a un film porno,
se l'ho presa mi sento d'impazzire.
Incidi con l'unghia la metà mattutina
che mi serve ad annegare nel tuo occhio rilucente
con la scritta "Aspirina" la mia spina dorsale,
scossa da un dolore lancinante.
Agata m'ha ucciso. Quella stronza puttana
nonostante l'ernia doppia del disco
m'ha costretto per una settimana
a farlo nella sua posizione preferita
(di lato, nel letto, con la schiena in salita).

Ventolin

VentolinVentolin,
ti adoro perché mi sazi senza mai riempirmi
dopo che mi sono sfondato di canne
o ho urlato come un dannato per avere indietro
i soldi del latte scaduto;
oppure quando nella polvere ci trovo un centesimo
di qualcosa.
Se le piante ingoiassero Ventolin invece di azoto
il mondo sarebbe più dilatato;
devo provare qualche volta, tesoro, a spruzzarmelo
nel culo
quando cerco di avere un rapporto un po' diverso
e la gente mi ride dietro.
Li farei ridere, sì, a loro, avanti.
Alla perfetta penetrazione si accede solo dopo aver
lubrificato il bronco del piacere per bene.
Per questo, senza sentirmi a disagio,
tra i gas di scarico e una multa beccata per
divieto di sosta, o per non aver comprato il grattino,
mi ti spruzzo nel naso e sento di nuovo gli odori
di quando ero bambino:
gli odori degli scarichi intasati
di quel cesso di fabbrica;
quando anche per respirare dovevo spendere
almeno diecimila lire.
Ma oggi sei un farmaco di fascia A,
sei l'aspirina di chi è più povero dei poveri,
sei il barbiturico di chi già ha troppo sonno,
il sonno di chi è insonne,
l'Ansiolin di chi non ha medico di base,
l'aragosta di chi può mangiare solo tonno in scatola.
Riempimi gli alveoli per bene, tesoro,
perché può essere l'ultima volta che respiro.
Cazzo, da domani devo iniziare a fumare
le sigarette col filtro.