Conversazione con Wu Ming
Giovanni Cattabriga e Luca Di Meo sono rispettivamente i numeri 2 e 3 del collettivo Wu Ming. Per chi non lo sapesse, “Wu Ming” è un’espressione cinese che, a seconda della pronuncia della prima sillaba, sta a significare “nessun nome” ovvero “cinque nomi”. I componenti del gruppo, infatti, sono cinque scrittori di diversa generazione che preferiscono non firmarsi con i nomi anagrafici per preservarsi dal meccanismo di mitizzazione dell’autore, così caro al mercato editoriale. Riesco a incontrare uno dei due autori impegnati, in questi giorni, in un tour napoletano di presentazioni del loro ultimo romanzo Manituana.
Come nel libro d’esordio Q, anche in Manituana il collettivo bolognese sfrutta l’idea di riscrivere un capitolo fondamentale della Storia occidentale. Il romanzo è infatti ambientato all’alba della rivoluzione americana, nelle terre della comunità meticcia di irlandesi, scozzesi e indiani, al confine con l’attuale Canada. La guerra manda in frantumi la pacifica convivenza e, tra lealisti e ribelli, scatta una gara per contendersi l’alleanza della Lega delle Sei Nazioni Irochesi. «Il nostro progetto narrativo è essenzialmente epico e mira a raccontare la parte sbagliata della Storia, la realtà della moltitudine di perdenti sulle cui rovine la civiltà ha poggiato le sue pietre», dice Wu Ming 3. Mi tornano in mente le parole scritte da Roberto Saviano in una bella recensione al libro: «Manituana non è in nessun modo l’ennesimo testo sui pellerossa. Ma è un raccontare la gestazione del mondo moderno, la gravidanza della Storia che avrebbe partorito il mondo che oggi abbiamo. Ma che avrebbe potuto generare altro». Saviano e i Wu Ming, pur separati da una formazione profondamente differente, condividono una medesima idea della funzione letteraria: «nella condizione in cui versa la realtà italiana è difficile farsi illusioni sul presunto potere della letteratura», continua Wu Ming 3, «ma la forza epica della parola narrativa è qualcosa di innegabilmente reale. Prendiamo Gomorra: ciò che ha colpito il grande pubblico non è tanto l’aspetto documentaristico del romanzo, quanto quello narrativo, che riesce a raccontare una storia che appartiene a tutti. Un’immagine come quella di Pasquale – il sarto di Arzano che confeziona il vestito di Angelina Jolie – arriva a colpire l’immaginario collettivo laddove un’analisi sociologica sul lavoro sommerso fallirebbe».
Nei pressi dell’università Orientale, dove ci siamo dati appuntamento, la spazzatura trabocca dai cassonetti e, data la pioggia, una pozza di acqua e melma stagna a pochi metri da noi. Wu Ming 3 la fissa assorto, poi si accende nervosamente una sigaretta: «nonostante sia nato a Napoli non riesco a ritornarci molto spesso. E perciò mi fa ancora più rabbia toccare con mano quanto sta accadendo». La discussione cade inevitabilmente sul tema dell’emergenza rifiuti. Ancor più perché tra poche settimane uscirà in libreria un nuovo libro del collettivo bolognese, intitolato Previsioni del tempo: si tratta di un romanzo edito nella collana Verdenero, promossa dalle Edizioni Ambiente, che dall’inizio del 2007 porta avanti una campagna contro le ecomafie e i crimini ambientali, in collaborazione con Legambiente. Celebri autori di noir come Giancarlo De Cataldo, Sandrone Dazieri e Simona Vinci hanno già partecipato al progetto. «In questi ultimi anni l’attenzione degli intellettuali sui mali di Napoli è stata forte. Ma sono stati soprattutto i produttori culturali – scrittori, musicisti, artisti – a fotografare la realtà dei fatti nuda e cruda. Il processo creativo, a volte, arriva prima della speculazione intellettuale», dichiara Wu Ming 3.
Previsioni del tempo è un romanzo che ben si inserisce nel contesto della nouvelle vague napoletana che descrive i mutamenti della città, della sua cultura e dei suoi drammi già dal finire degli anni Novanta (si pensi anche solo al lavoro di Giuseppe Montesano, Davide Morganti o Peppe Lanzetta). Il nuovo lavoro dei Wu Ming, in libreria dal 13 febbraio, è il racconto di un viaggio di andata e ritorno in camion, dal Nord Italia all’area casertana, per smistare tonnellate di scarti dell’edilizia. Tra speculatori finanziari e bassa manovalanza cinese, il romanzo non disdegna uno stile pungente e ironico con eccessi di comicità pura, unico modo per tollerare il racconto della tragedia contemporanea: «la mafia dei rifiuti speciali in Campania è una delle fonti di guadagno illegale più redditizie che ci siano. Per questo ci sembrava che solo attraverso un romanzo potessimo raccontarla in modo pieno». Il riferimento alle implicazioni della camorra nel problema dei rifiuti è inevitabile. E quindi chiedo a Wu Ming 3 cosa ne pensi di un articolo apparso pochi giorni fa sul Mattino, dove il pm Raffaele Cantone confutava con forza la tesi sbrigativa secondo cui le responsabilità dell’emergenza campana fossero da attribuirsi esclusivamente alla camorra. Gli interessi che ruotano attorno al ciclo dei rifiuti sarebbero, infatti, anche di natura politica e variamente imprenditoriale. «Non c’è dubbio che le responsabilità siano molteplici. E non c’è dubbio che la politica, di destra e di sinistra, faccia a gara nel cercare alibi. Ma il vero quesito è se cambierà la mentalità della gente, che ormai sembra assuefatta a una cultura del lassismo e dell’indifferenza: solo quando la puzza della munnezza arriva sotto casa la dignità del cittadino si risveglia. Ma a quel punto è troppo tardi. E fare la guerra, incendiando cassonetti e autobus, non serve a niente». Mi viene in mente una delle frasi di apertura del romanzo 54, che recita: «Gli stolti chiamano “pace” il semplice allontanarsi del fronte». Quando la pronuncio Wu Ming 3 sorride e spegne la sigaretta. Poi, come un miraggio, osserviamo un camion dell’Asia che, da lontano, si avvicina al cassonetto al lato della strada per raccogliere i rifiuti.
[pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 12/01/08]




