Il mistero del motorino di Natale rubato (o sequestrato?)
E' successo questo: un mese fa ho preso per l'ultima volta il motorino dal garage abusivo in affitto che avevo vicino casa mia, il giorno prima di ricevere una telefonata da Irvine Welsh (che però aveva sbagliato persona). Poi, a quanto io ricordi, l'ho parcheggiato nel parco di mia mamma, dall'altro lato della città. Ieri mattina vado a casa di mia mamma e il motorino di merda non c'è più. Allora penso: vuoi vedere che per un lapsus da drogato figlio di puttana l'ho lasciato nel garage abusivo in affitto e ho dimenticato di prenderlo? Vado nel suddetto garage e, ovviamente, trovo i sigilli della polizia con su scritto "Locale posto sotto sequestro". Il proprietario è introvabile, forse suicida, forse più probabilmente in galera. E io non saprò mai se il mio bello Sky nero con bauletto, paravento graffiato e adesivi con il cane che alza il dito medio, sia stato rubato o sequestrato. Per di più ho appena perso 16 euro di merda a tombola, perché i miei parenti c'hanno il culo grande "al punto tale da farci entrare la Queen Mary ed avere ancora spazio perché passi la processione del venerdì santo" (per citare Bukowski).
La cosa più importante comunque non è questa, ma è che il romanzo italiano purtroppo è in declino. Il gioco di specchi, il rimando al linguaggio televisivo, la frammentazione dell'io e tutte le altre stronzate postmoderne ormai non attecchiscono più nemmeno sulla narrativa americana: il pubblico vuole il genere, le grandi narrazioni da fiction o l'epica. E noi in Italia abbiamo da un lato chi se ne fotte e continua a scrivere quello che gli pare (romanzieri quattordicenni, romanzi d'amore, romanzi sul lavoro interinale, romanzi su quanto era bello quando eravamo giovani e felici, romanzi su come la mia anima è grande perché io son un grande artista eccetera) e dall'altro lato chi si fa portavoce della grande epica e della grande fiction poi però scrive cacate. Al centro ci sono i critici che giustamente criticano la situazione ed urlano "non ci sono più i grandi scrittori, non ci sono più gli intellettuali, non ci sono più le stroncature critiche", salvo poi proporre come modelli di modernità per il "romanzo contemporaneo del duemila": A) Scrittori morti più di cinquant'anni fa; B) Scrittori morti più di centocinquant'anni fa; C) Dante; D) Sé stessi; E) I propri figli quattordicenni che scrivono teatro, poesia o narrativa con editori a pagamento.
La letteratura è una cosa seria, ma c'è chi la prende troppo sul serio e chi non la prende affatto sul serio.
Che vita di merda.
Meno male che sto ascoltando Freddie Hubbard alla tromba e mi sto ubriacando e dicendo parolacce a ripetizione. Cazzo.







