Venerdì 19 ottobre sono stato ospite a RicercaBO, l'evento creato e diretto dai grandi del fu Gruppo 63 tra cui Nanni Balestrini, Renato Barilli e Niva Lorenzini. Ho letto Chuck Palhanhiuk (o come cazzo si scrive) a casa Petrella, un racconto che uscirà verso dicembre per un piccolo editore napoletano, in antologia. Per altre info cliccate qui. Sabato 20 invece ho partecipato al mio primo Poetry Slam e, con grande culo, ho vinto! C'erano un sacco di poeti in gamba, oltre ai miei amici Giovanna Marmo e Angelo Rossi: Enzo Mansueto, Lucio Pacifico e Maria Valente. Special guest Felice Piemontese e MC, naturalmente, Lello Voce. Qualcuno mi ha chiesto di postare i testi letti nella serata. Lo faccio volentieri, partendo dal primo: "Il dimezzare". Se volete saperne di più sullo Slam, cliccate qui.
È tutt’un dimezzar, già!, questa vita:
di palo in frasca o in brace da padella.
È uno stupirsi d’esser colti in fallo
nel pieno dell’amplesso (ahi ahi, fai piano!).
È un dimezzar di leggi e di dileggi
dove ti fanno il pacco e prendi poco
se prendi a paccheri o se pigli il pacco
(ché spacchi poco e prendi nelle pacche).
Ecco le regole di ‘sto Monopoli,
si gioca da Castellammare a Napoli.
S’inizia con la dote che dimezza
senza pagar pedaggio, per natura,
non s’incrementa e cala all’infinito
(se è vero il paradosso di Zenone
dell’immobilità del movimento).
Achille superò la tartaruga
ma si trovò ristretto all’infinito
per monito del new Rinascimento
a rigirar nel vuoto metafisico.
In fondo è tutto un vezzo, un abbassarsi,
un levitar nel fondo, un scomparire,
inabissarsi – hilarica tragœdia –
tra sprazzi, neon di luci & hic et nunc.
È tutt’a-un-tratto il dimezzar di mezzi,
rapido come il soffio del siluro
come testa mozzata che ricada
prima del taglio della ghigliottina:
fulmineo è il cambiamento ëpocale,
come il decadimento radioattivo
metamorfizza nel plutonio l’oro;
come fusione nucleare in atto
o processore a 1000 MHz;
come riforma del latifondismo
ch’espropria contadini detestati,
mezzadri di campagne spodestati
di còltrici e di manti della Terra.
È un dimezzar di mezzi e di risorse;
È un α privativo onnipresente
come un affastellarsi di *****
al posto di un’oscenità del testo;
È un 100/3 all’infinito;
L’ⁿsima potenza frazionata;
z : x = ∞ a 0.
È tutt’un gioco senza vie di fuga,
un labirinto senza Minotauro,
sicché Teseo nemmeno s’è stancato
(che già sta da 6000 anni a girare).
È un dimezzare di visioni oniriche,
di sogni indotti, di allucinazioni,
di epilessie, di farmaci e narcotici,
di metadone in dosi da scalare.
È un dimezzar di alcolici, è una gara
dove non conta più chi vuota prima
ma chi dimezza in modo più veloce.
Nel dimezzar del Mondo resta poco
per dimezzare la dimezzazione,
per rivoluzionare il lento giro
che smezza il dimezzar proprio nel mezzo.
Non c’è ricetto se provi a fuggire,
ché la destinazione è proprio il mezzo,
tra straniamenti e beckettizzazioni
finanche il fine ridiventa il mezzo.
Puoi solo abbandonarti all’incoscienza
nella coscienza etilica del mezzo
e forse consolarti a recitar:
“il dimezzar m’è dolce in questo bar”.